Quando ero piccola e non riuscivo a dormire, immaginavo la morte di mia madre o del mio gatto fin nei minimi dettagli. Funerali e processioni varie. Fino a piangere. E allo stesso modo nella mia vita, sono sempre stata io l'abile artefice di morte e dolore. Distruzione totale di ogni cellula di luce. Pura. Lurida. Mi sono sempre sentita un'anima in pena prigioniera in una realtà incomprensibile. Un'anima groviera piena di buchi dove soffia un forte vento freddo. Per questo motivo, adoro sentire sempre un po' più caldo della temperatura giusta. Un po' più caldo, un po' di coccole, un po' di calore che se chiudi gli occhi assomiglia al calore umano. E poi c'è il contatto fisico, che ti delude una volta sì e tutte le altre pure. Ad eccezione degli abbracci, che non sono troppo aggressivi nè troppo freddi. E ad eccezione di lui. Probabilmente nella memoria del mio computer interno è rimasto il lasciapassare solo per la sua pelle. Le mie mani, mentre scopo, vanno sempre alla ricerca della sua schiena. Ma quando riapro gli occhi è troppo tempo che non ci sono più i suoi occhi. La nostra storia non è stata altro che distruzione totale di ogni cellula di luce, mia e sua. Abbiamo creato fiotti densi e melmosi di dolore puro che è andato ad aggiungersi a quello preistorico che ci portavamo dietro, vagamente inconsapevolmente. Ma ci siamo divertiti un mondo a giocare alle scimmiette, chiusi in casa. Sempre incerti su tutto, e negando rigorosamente le incertezze ed i dubbi. Noi a stare male, ci godevamo.
VIOLA.
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