Benvenuti!
Scambievoli Mali nasce dall'incontro di due anime gemelle sul trenino di Ostia. Dal loro umano bisogno di esprimere un'interiorità tormentata.
Scambievoli Mali è un modo per dividersi ed unirsi lentamente. Diventare una fusione di idee e sentimenti, un magma fuso di vomito e vita.
Scambievoli Mali è un figlio non sempre educato, che urla e sbraita, che sospira o parla in silenzio.
Scambievoli Mali si dissocia dalla ricerca estetica della forma, per lasciare il più libero accesso possibile a sensazioni pure ed ai lamenti che squarciano i silenzi delle coscienze.
Scambievoli Mali è noi.
Viola IV
Con respiri profondi provo a mandarla via.
Inspiro...poi il tempo sembra fermarsi quell'attimo che basta ad illudermi ed inevitabilmente, precipitosamente..rovescio fuori l'aria, speranzosa che si sia portata fuori almeno un po' di...
Inspiro di nuovo, e nulla somiglia di più alla vita. Aria calda, accogliente e pesante come il morbido abbraccio di una MAMMA CICCIONA.
Mi sfruguglio nervosamente le crosticine sulle guancie, ma sono ancora ancorate alla mia pelle stanca. Me ne frego e, sovrappensiero, le strappo via con le unghie stranamente lunghe. Sottile godimento.
Ma lei è ancora lì e gira e gira, melmosa come sempre, alla bocca del mio stomaco.
Sono in grado di resistere, ok, lo so. E so anche che è proprio lei che devo ringraziare per le gemme che vomito. Ma è sua la colpa di tutta la merda che ingoio. Che vorrei ingoiare. Che non ci dormo la notte perchè mi voglio sedare.
Quindi..Fanculo! Vuoi lasciarmi in pace o no stupida palla del cazzo?!
VIOLA.
Derb IV
Posso sentire il brivido lungo la schiena, il rumore del mare che si infrange sui sassi, sulla riva, che crea quella scia di dolore e voglia di esserci, voglia di colpirti in pieno viso.
Penso a lei, a quel volto limpido vagamente bambinesco che mi si presenta in strada spesso.
Rollo una sigaretta, un altra, il tabacco mi entra nei polmoni forte, e mi sembra di bestemmiare per quanto male mi sto facendo davanti a questa natura che vuole venire verso di me, ma alla quale io mi mostro lontano.
DERB.
Viola III
E' il tempo delle mele mature anche nei miei giardini. E di un'aria ferma che immobilizza la mia solitudine. La fine del liceo, la mancanza di porti sicuri... Un continuo confronto col Passato, stimolato dagli odori estivi, mi tormenta, facendomi sentire sospesa in una mia dimensione. Anche i sogni che faccio all'alba si ostinano a bussare durante il giorno con immagini che corrono a rotta di collo, come dal finestrino. Un'interiorità del cazzo che non mi lascia in pace, nemmeno ora che potrei finalmente riposarmi.
Altre volte ci sono, invece, le mie manie di grandezza, la mia convinzione di essere geniale e destinata a grandi cose.
Ma sono momenti.
Le mele mature sono l'amore per me stessa, una maggiore lucidità sui miei sentimenti e tutte belle cose del genere..che mi danno tanto orgoglio quando le sento riconosciute e apprezzate, e mi scordo di possedere ogniqualvolta il diagramma del mio umore intraprende la sua solita discesa negli abissi.
VIOLA.
Derb III
Ora che ho ricominciato a respirare, non voglio più niente tra le mie mani.
Ho abbandonato l’idea che per sentirmi bene, devo venire necessariamente in faccia a qualcuno.
C’è voluto tempo, c’è voluto modo, c’è voluto me, completo.
E’ facile distrarsi, senza pensare al tempo che ci viene sopra, dietro, anche lui in faccia ogni tanto, solo quando lo vuole.
Mi sento sempre più solo e senza alcuna voglia di avere qualcuno intorno.
Sto bene solo quando respiro l’aria e non le parole, sto bene solo quando respiro la mia morte sociale, e non la vita altrui.
E’ un momento, dico, passerà.
Spero solo che mi lasci la voglia di crescere come sto avendo ora, che mi lasci ancora la speranza di potermi sentire più grande un giorno, e di non tornare più a ricercare in maniera spasmodica delle certezze tra le labbra altrui, tra i visi altrui, tra le stronzate altrui che non ho assolutamente più intenzione di ascoltare.
Sono più leggero, più vivo. Sono più vero, più credibile anche ai miei occhi. Ho finalmente qualcosa da dire, che non siano solamente concetti e parole.
DERB.
Viola II
Quando ero piccola e non riuscivo a dormire, immaginavo la morte di mia madre o del mio gatto fin nei minimi dettagli. Funerali e processioni varie. Fino a piangere. E allo stesso modo nella mia vita, sono sempre stata io l'abile artefice di morte e dolore. Distruzione totale di ogni cellula di luce. Pura. Lurida. Mi sono sempre sentita un'anima in pena prigioniera in una realtà incomprensibile. Un'anima groviera piena di buchi dove soffia un forte vento freddo. Per questo motivo, adoro sentire sempre un po' più caldo della temperatura giusta. Un po' più caldo, un po' di coccole, un po' di calore che se chiudi gli occhi assomiglia al calore umano. E poi c'è il contatto fisico, che ti delude una volta sì e tutte le altre pure. Ad eccezione degli abbracci, che non sono troppo aggressivi nè troppo freddi. E ad eccezione di lui. Probabilmente nella memoria del mio computer interno è rimasto il lasciapassare solo per la sua pelle. Le mie mani, mentre scopo, vanno sempre alla ricerca della sua schiena. Ma quando riapro gli occhi è troppo tempo che non ci sono più i suoi occhi. La nostra storia non è stata altro che distruzione totale di ogni cellula di luce, mia e sua. Abbiamo creato fiotti densi e melmosi di dolore puro che è andato ad aggiungersi a quello preistorico che ci portavamo dietro, vagamente inconsapevolmente. Ma ci siamo divertiti un mondo a giocare alle scimmiette, chiusi in casa. Sempre incerti su tutto, e negando rigorosamente le incertezze ed i dubbi. Noi a stare male, ci godevamo.
VIOLA.
Derb II
La conosco quella palla oscura, enorme, che cresce e si fionda tra piloro e Cardias. La odio, Non riesco più a mandarla via. Ieri ci ho provato, in una macchina, cercando di sudare, cercando di entrare, cercando di uscire, cercando di divertirmi, di venire. E' stato tutto una grande ricerca di qualcosa che togliesse quell'incapacità di amare, di essere rilassati, di sentirsi disponibile prima a te stesso e dopo agli altri. Le sono venuto in bocca, cercando di immaginare come questo fosse la soluzione. Non è stato cosi. Ho dormito eccitato dall'idea, ma ero solo, con la mia palla mucosa, con una placenta in gola che mi regalava solo una enorme voglia di liberarmi da me stesso. Da te stesso però, non ti ci liberi che urlando, urlando che sei inadatto, che non puoi funzionare, che non puoi migliorare con uno schiocco di dita. Quella placenta cresce ogni volta che prendi una decisione non egoistica. Ho deciso di amare cosi' tanto qualcuno da soffrirne, lasciandolo perchè non ero abbastanza umano, abbastanza gambe per correre con lei , abbastanza petto per farla dormire sopra, abbastanza braccia per non farla sentire mai al sicuro. E' colpa di quella cazzo di placenta, se non ho più voglia di ferire nessuno che me, perchè l'ho capito che ci sto bene io nel soffrire, nello stare male. L'ho capito che è li il mio ossigeno. Io a stare bene, ci muoio.
DERB.
DERB.
Viola I
Dormire non è più un sinonimo di pace da troppi anni ormai.
Incubi. Videogiochi in quattro dimensioni. Immagini violente che si susseguono. Nudità imabarazzanti ed involontarie ,o svariati rischi di incontinenza in luoghi pubblici. Per non parlare del sesso e delle pomiciate più spinte, con ogni persona, maschio o femmina, che mi sia mai interessata o che il mio inconscio si sia sbizzarrito a creare.
Ho avuto oggi, il mio primo episodio di sonnambulismo. Diciotto anni, quasi diciannove. E' il risultato dell'essere andata a letto completamente lucida. Pulita. Limpida..Pura come una fanciulla gioiosa dell'esser viva. Non succedeva da un po'. Dire quanto è impossibile. Perdo il tempo dietro le mie spalle e quando mi giro mi sembra che si sia sciolto come plastica sotto un sole equatoriale. Ricordo a fatica che questa notte mi sono alzata, sono andata vicino la finestra e sono tornata indietro. Non ricordo la logica del gesto. Probabilmente perchè la logica non è argomento che interessi l'inconscio. Ricordo a fatica che mi sentivo sveglia e impaurita da qualcosa. Probabilmente dal fatto che attraverso i miei occhi chiusi la stanza continuasse a mutare forma. E rosicavo in tutto ciò... Rosico alla grande quando subisco i lati negativi dell'avere un fermento interiore superiore alla media. Io vorrei solo poter dormire nel buio, come quando mi fecero l'anestesia totale.
Mai e poi mai sono stata meglio di così..
Fin da quando l'ho conosciuto, ho dato al DOLORE due tipi di sembianze: la prima è una palla di melma scura mucosa, ma pesante come il piombo, che ingombra il mio didentro alla bocca dello stomaco. La seconda è un buio, stretto e lungo pozzo con le umide e scivolose pareti di mattoncini tappezzate di muschio e ortiche.
E' molto facile non avere più abbastanza ossigeno, luce, in entrambi i casi. E nei periodi più duri, si rischia davvero di brutto.
VIOLA.
Derb I
Non Ho sentimenti io. Solo sensazioni.
Io non ho sentimenti. Solo sensazioni.
Io non ho sentimenti. Solo sensazioni.
Ho avuto oggi, il mio primo attacco di panico. Ventitré anni. E' il risultato di un bel periodo dove uno si scava dentro, come quando ti cerchi qualcosa nel profondo e non lo trovi, e allora arrivi sempre più a fondo, fino al buco del culo. Sto grattando nell'intestino cercando l'anima ma non la trovo. Sembra un luogo sporco per tenere l'anima, ma dove sta scritto che l'anima è veramente un entità astratta e pura. La mia è nella merda, in quel plesso pampiniforme che assorbe tutte le vitamine.
Sto scavando, non riesco a respirare più come una volta, non riesco più a fare entrare l'ossigeno, lo sterno preme, mi schiaccia, mi soffoca. Pesa come il ferro, come l'acciaio, come la vita che pesa molto di più. Ho voglia solo di bruciare tutto intorno. Ho voglia di ucciderli lentamente, di vedermi morire insieme al mondo, insieme alle mie decisioni, alle mie scelte, alla mia solitudine. Io sono l'elemento che cammina nella notte in maniera solitaria, felice, con l'idea che insieme ci sia qualcuno a seguirlo, forse per fargli male, forse per non fargli nulla. L'idea che sono solo mi fa stare bene. A ventitrè anni sono contento, di essere da solo.
Solo, e Inaccompagnato.
DERB.
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